Cibo nello spazio: mangiare sulla I.S.S.


Cibo nello spazio: mangiare sulla I.S.S.

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gni giorno un gruppo di persone consuma i propri pasti a bordo di una struttura fantascientifica che orbita intorno al nostro pianeta. Si tratta della I.S.S., la Stazione Spaziale Internazionale, un luogo tanto affascinante quanto pieno di insidie, in cui qualsiasi attività diventa complessa e potenzialmente pericolosa: persino il semplice atto del mangiare non va sottovalutato. Il cibo attualmente offerto agli astronauti è frutto di un’evoluzione iniziata alla metà del XX° secolo, un tempo in cui gli scienziati non sapevano con esattezza come un essere umano si potesse nutrire in condizioni di assenza di gravità.


Cibo nello spazio: mangiare sulla I.S.S. (img-17, img-20)

Il cibo a bordo della I.S.S.

I.S.S. Stazione Spaziale Internazionale

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ran parte dei cibi disponibili sulla Terra può essere consumata anche dagli astronauti che lavorano sulla I.S.S. Esistono comunque alcuni fattori che impongono vincoli nella loro preparazione e confezionamento. Tra i più importanti ricordiamo:

Il consumo in condizioni di assenza di gravità.
La conservazione a temperatura ambiente per lunghi periodi di tempo.
La preservazione delle caratteristiche principali di ogni tipologia di cibo.

Tenendo conto di queste particolari esigenze, gran parte dei prodotti è disponibile nelle seguenti forme:

Prodotti disidratati.

Cibo disidratato servito sulla I.S.S. (img-01)

Sono tutti quei cibi che ben si adattano al processo di disidratazione e che una volta reidratati conservano gran parte delle proprie caratteristiche originarie.
Alcuni esempi: Passati, minestre, verdure e legumi lessi, pasta, etc.

Questi prodotti sono confezionati all’interno di sacchetti di plastica morbida (‘spoon bowls’), dotati di un piccolo adattatore. Grazie ad esso l’involucro si può collegare a una macchina che, una volta impostata in base alla tipologia di alimento, eroga il corretto quantitativo d’acqua alla temperatura necessaria per una perfetta reidratazione. Gli astronauti possono mangiare agganciando al medesimo adattatore uno speciale tipo di cannuccia (straw) o utilizzando normalissime posate, una volta tagliata la busta.

Il sistema maggiormente utilizzato per disidratare gli alimenti destinati alla ISS è il crioessiccamento (freeze-drying), che consiste nel surgelarli, eliminando la componente liquida per sublimazione.

Prodotti termostabilizzati o irradiati.

Confezione di cibo termostabilizzato (img-02)

Sono tutti quei cibi che per le loro specifiche caratteristiche male si adattano alla procedura di disidratazione.
Alcuni esempi: Determinate preparazioni a base di carne, pesce o verdura. Salumi, particolari tipi di zuppa, etc.

Questi prodotti sono confezionati all’interno di buste flessibili di forma rettangolare (‘pouches’ o ‘flexible cans’), realizzate con materiali speciali (*1). Gli alimenti sigillati al loro interno vengono trattati termicamente (‘termostabilizzazione’) in modo tale da permetterne una lunga conservazione a temperatura ambiente.
In genere il cosiddetto ‘irraggiamento’, ovvero l’esposizione a dosi controllate di radiazioni ionizzanti, è utilizzato per la carne, in modo tale da renderla perfettamente sterile.
Per il consumo è sufficiente scaldare le buste (*2) e, una volta aperte su un lato, servirsi utilizzando un normale cucchiaio o una forchetta.

Note:
*1: La Roscosmos, l’Agenzia Spaziale Russa, è solita inviare sulla Stazione le tradizionali scatolette di metallo.
*2: Lo scaldavivande (‘food warmer’, ‘suitcase’) utilizzato sulla Stazione è uno strumento portatile che ha l’aspetto di una normale valigetta.


Confezioni di cibo servite sulla I.S.S. (img-01)

Bevande a bordo della I.S.S.

I.S.S., bevanda liofilizzata (img-01)

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a maggior parte dell’acqua disponibile sulla I.S.S. è trasportata dalla Terra grazie a navette cargo. Un certo quantitativo viene raccolto sfruttando la condensa dell’umidità e riciclando l’urina.
Sulla stazione sono presenti alcuni distributori (‘water dispensers’) dai quali gli astronauti possono servirsi, decidendo di volta in volta la quantità e la temperatura di erogazione.
Tutte le bevande diverse dall’acqua (come ad esempio il thè e la limonata) sono liofilizzate e contenute all’interno di appositi sacchetti. Questi hanno un piccolo attacco che permette sia il collegamento alle macchine erogatrici, sia l’inserimento di una speciale cannuccia per bere.

La tavola degli astronauti.

Astronauti mangiano a bordo dello Skylab (img-03)

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a ‘tavola’ attualmente utilizzata dagli inquilini della I.S.S. consiste in un piano reclinabile agganciato alla parete di uno dei moduli della stazione. La sua superficie è dotata di fettucce di velcro e piccole bretelle, grazie alle quali è possibile fissare i sacchetti di cibo affinché non si disperdano nell’ambiente. L’assenza di gravità fa sì che i commensali non debbano sedersi. A tal proposito è interessante ricordare che nel progettare la prima stazione spaziale americana, lo ‘Skylab’, gli ingegneri tentarono di replicare le condizioni di vita del nostro pianeta: la sua ‘sala mensa’ era infatti dotata di una struttura centrale (*1) intorno alla quale i tre componenti dell’equipaggio potevano disporsi uno di fronte all’altro, provando quindi un’esperienza simile a quella tanto comune sulla Terra.

Nota:
*1: A questa struttura venivano agganciati degli speciali vassoi, molto più complessi e ingombranti di quelli attualmente utilizzati sulla I.S.S.: erano infatti dotati, tra i vari accessori, di un apposito scaldavivande.


Vassoi di cibo nello spazio (img-04, img-02)

I primi astronauti mangiano nello spazio.

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primi astronauti ad essere lanciati in orbita intorno alla Terra furono il russo Yuri Gagarin, nel 1961, seguito un anno più tardi dall’americano John Glenn. Considerato l’argomento di questo articolo, va detto che furono anche i primi uomini a mangiare nello spazio. Sfortunatamente il cibo che gli venne dato non era molto ‘appetitoso’: si trattava infatti di una pasta, contenuta in tubetti molto simili a quelli del dentifricio.


Astronauta Yuri Gagarin (img-18) Astronauta Yuri Gagarin (img-18)

Yuri Gagarin.

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ato a Smolensk, figlio di un falegname e di una contadina, nell’aprile del 1961 il maggiore Gagarin compì un’orbita completa intorno alla Terra a bordo della navetta Vostok-1. Il volo durò poco più di un’ora e mezza.


Astronauta John Glenn, (img-08) Astronauta John Glenn, (img-08)

John Glenn.

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l tenente colonnello John Glenn, pilota collaudatore, fu lanciato nello spazio a bordo di un razzo Atlas nel febbraio del 1962, quasi un anno dopo Gagarin. In cinque ore completò tre orbite intorno al nostro pianeta.

Il leggero ‘spuntino’ che Gagarin e Glenn mangiarono durante le loro brevi missioni, era parte di un esperimento scientifico di grande importanza. Sia gli scienziati russi che quelli americani avevano infatti un assoluto bisogno di quante più informazioni possibile per confermare le loro teorie sull’alimentazione in condizioni di assenza di gravità. Ad esempio, non sapevano con esattezza se gli astronauti avrebbero potuto deglutire o se il cibo sarebbe stato correttamente digerito.

NASA: l’evoluzione del cibo nello spazio.

Missioni Mercury.

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l cibo di cui al giorno d’oggi si nutrono gli astronauti che vivono e lavorano a bordo della I.S.S. è il risultato di un’evoluzione iniziata negli anni Sessanta, il periodo delle prime missioni nello spazio.
A seguire un elenco delle tappe principali di questa evoluzione:

Progetto Mercury (1958 – 1963):

Grazie al Progetto Mercury i primi cosmonauti americani furono inviati in orbita attorno alla Terra. Gli scienziati della NASA che contribuirono alla sua realizzazione dovettero affrontare numerose sfide complesse e pericolose: dalle loro scelte dipese infatti la vita stessa di molti uomini. In condizioni di assenza di gravità, persino il semplice atto del mangiare costituiva un problema: la sicurezza del cibo divenne per forza di cose più importante del suo gusto. Gli astronauti vennero nutriti grazie ai cosiddetti ‘tubi’.

Tubi: contenitori assai simili nell’aspetto a quelli usati per il dentifricio, erano riempiti di una pasta a base di carne e/o verdura (*1).

Progetto Gemini (1961 – 1966):

Logo Missione Gemini II (img-13)

I ‘tubi’ smisero di essere utilizzati nelle missioni Gemini: per la prima volta gli astronauti furono in grado di mangiare cibo solido, sotto forma di ‘cubi’.

Cubi: si trattava di piccoli cubetti di cibo disidratato, coperti da un sottile strato di pellicola edibile per evitare che eventuali briciole si disperdessero nell’ambiente. Una volta estratti dalla confezione venivano messi in bocca interi.

Fecero inoltre la loro comparsa i primi sacchetti di cibo disidratato. Sebbene il processo di reidratazione non fosse ancora del tutto perfezionato e il risultato lasciasse spesso a desiderare, questa novità garantì una maggiore scelta di pietanze.

Progetto Apollo (1961 – 1972):

Logo Missioni Apollo (img-14)

Le missioni Apollo rappresentarono un notevole passo avanti nell’evoluzione del cibo ‘spaziale’. L’acqua calda iniziò infatti ad essere disponibile a bordo delle navette: ciò permise la perfetta reidratazione di una grande varietà di cibi. Questi erano conservati all’interno di uno speciale contenitore, il cosiddetto ‘spoon bowl’. Una volta aperto, gli astronauti erano in grado di servirsi utilizzando normali posate. Mangiare nello spazio diventò quindi un’esperienza molto più simile a quella che si prova sul nostro pianeta.

Stazione Spaziale Skylab (1973 – 1979):

Logo Progetto Skylab (img-15)

Il sistema che gli scienziati della NASA idearono per nutrire i tre membri dell’equipaggio della Statione Spaziale Skylab era molto complesso. Un paio di esempi:
La presenza di un congelatore permise un’ampia scelta di cibi.
Gli astronauti furono per la prima volta in grado di consumare i propri pasti seduti attorno a un tavolo.

Space Shuttle (1981–2011):

Space Shuttle.

Sullo Space Shuttle gli alimenti congelati non furono più usati. Gli astronauti potevano nutrirsi mangiando:
Prodotti disidratati: cibo contenuto in appositi sacchetti (‘spoon bowls’), studiati per garantire una perfetta reidratazione.
Prodotti termostabilizzati: cibo contenuto in speciali buste di forma rettangolare (‘pouches’), trattato termicamente in modo da poter essere conservato per lunghi periodi a temperatura ambiente.

Nota:
*1: Gli astronauti che indossavano il casco dovevano utilizzare un particolare tipo di cannuccia per poter raggiungere il ‘tubo’ con la bocca.


Shuttle Endeavour agganciato alla I.S.S. (img-16)

La I.S.S., Stazione Spaziale Internazionale.

Stazione Spaziale Internazionale (img-05)

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a I.S.S. è il frutto della collaborazione di ben 15 nazioni. La sua struttura è stata realizzata nel corso degli anni assemblando numerosi moduli: il primo fu il russo ‘Zarya’, messo in orbita nel 1998. Dopo appena due settimane venne il turno dell’americano ‘Unity’, trasportato a bordo dallo Space Shuttle ‘Endeavour’.
Il risultato finale è un laboratorio unico nel suo genere, la cui funzione è ospitare esperimenti scientifici in condizioni di assenza di gravità. Le informazioni ricavate da questi esperimenti sono fondamentali per lo sviluppo tecnologico sul nostro pianeta e per la futura colonizzazione di Marte. La stazione è occupata ininterrottamente dal novembre del 2000: ‘spedizioni’ composte da un massimo di sette astronauti (capacità ottimale della I.S.S.), si alternano a bordo per un periodo che in genere non supera i sei mesi.

Le altre stazioni spaziali.

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el corso del tempo numerose stazioni spaziali sono state messe in orbita intorno alla Terra. La prima, nel 1971, fu la russa Salyut 1, alla quale seguirono molte altre, fino alla più recente, la cinese Tiangong-2, del 2016. A parte la I.S.S., due stazioni del passato godono di particolare fama:


Stazione Spaziale Skylab (img-06) Stazione Spaziale Skylab (img-06)

Lo Skylab.

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o Skylab fu la prima stazione spaziale americana: rimase in servizio dal 1973 al 1979. Dotata di un unico grande modulo, venne messa in orbita grazie all’enorme razzo vettore Saturno V, lo stesso che aveva trasportato l’uomo sulla luna.


Stazione Spaziale MIR (img-07) Stazione Spaziale MIR (img-07)

La MIR.

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ssemblata in orbita tra il 1986 ed il 1996, la russa MIR (trad. ‘Pace’) ha conservato il primato di più grande stazione spaziale fino alla costruzione della I.S.S. La sua dismissione avvenne nel 2001, anno in cui venne fatta precipitare nell’oceano Pacifico.

Leon Battista Alberti (img-19)

I numeri della I.S.S.

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eglio ancora di mille parole, alcuni numeri possono spiegare perchè sia tanto speciale mangiare sulla Stazione Spaziale Internazionale:
Altitudine: tra i 370 e i 460 km.
Velocità: 27.500 km/h circa.
Peso: 450.000 kg

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Musica e cibo nello spazio.

Due famosi brani di musica classica, entrambi parte della colonna sonora di ‘2001: Odissea nello Spazio’, per accompagnare la lettura di questo articolo:

Nota: registrarsi a Spotify così da poter ascoltare i brani per intero.

Condimenti nello spazio.

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ulla Stazione Spaziale Internazionale possono essere impiegati tutti i tipi di condimento, tra i quali il ketchup, la senape e la mayonese. I prodotti in polvere, come il sale ed il pepe, sono disponibili esclusivamente disciolti in acqua, così da evitare il rischio di essere inalati o di finire negli occhi degli astronauti.

Prodotti commerciali.

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ulla I.S.S. gli astronauti dispongono non solo di alimenti ‘pensati’ per essere consumati nello spazio, ma anche di prodotti commerciali, facilmente reperibili in qualsiasi supermercato della Terra. Biscotti, cioccolattini e numerose altre specialità di marche famose, in genere non sono disponibili nelle confezioni originali, ma in speciali contenitori, realizzati in base ai protocolli di sicurezza della NASA.

Bevande gasate nello spazio.

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e bevande gasate, almeno per il momento, non possono essere consumate nello spazio. Il problema è la mancanza di gravità che non permette alle bollicine di anidride carbonica di separarsi dai liquidi: un inconveniente non da poco per gli astronauti, dal momento che il gas rimane intrappolato all’interno del loro apparato digerente.

Un caffè sulla I.S.S.

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el 2015 una macchina del caffè (*1) molto speciale, in grado di operare in condizioni di assenza di gravità, è stata istallata sulla Stazione Spaziale Internazionale: il suo nome è ISSpresso.
Come si può facilmente notare dalla foto qui sopra, al suo interno sono presenti due attacchi:
Uno di colore blu, impiegato per caricare l’acqua.
Uno di colore marrone che rilascia le bevande calde, iniettandole in un’apposito contenitore di plastica (pouch).

Nota:
La ISSpresso può preparare anche e brodo.

Spazzatura spaziale.

Spazzatura spaziale.

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più che legittimo chiedersi dove finisca la spazzatura prodotta sulla I.S.S. Di certo non può essere lanciata fuori dalla Stazione: entrerebbe infatti in orbita intorno al pianeta, diventando una sorta di ‘proiettile’ e costituendo una seria minaccia per le missioni spaziali presenti e future. Per questo motivo in genere è caricata su una capsula cargo: questa viene fatta disintegrare nel rientro attraverso l’atmosfera terrestre.

Mangiare nella ‘cupola’.

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a cosiddetta ‘cupola’ è uno dei luoghi più affascinanti della I.S.S.: sicuramente non esiste un posto migliore in cui consumare i propri pasti. Si tratta di un grande oblò, suddiviso in sette finestrini (compreso quello centrale), da cui è possibile godere di una incredibile vista del pianeta Terra. Si dice che nel progettarla, gli ingegneri si siano ispirati al design della cabina di pilotaggio del ‘Millenium Falcon’, la famosa astronave del film Guerre Stellari.

Rifornimenti per la I.S.S.

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e ‘Progress’ sono state le prime navette cargo a trasportare rifornimenti sulla I.S.S. Possono caricare fino a 2.5 tonnellate di materiali, tra cui cibo, acqua ed aria. Una volta svuotate, in genere vengono riempite con i rifiuti prodotti sulla Stazione e distrutte facendole rientrare nell’atmosfera terrestre.

Il futuro della I.S.S.

Il futuro della I.S.S.

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o smantellamento della I.S.S. , inizialmente previsto per il 2016, è stato posticipato al 2024. I rinvii non potranno comunque ripetersi all’infinito: occorre infatti ricordare che ogni anno la struttura subisce notevoli danni a causa dei numerosi detriti presenti in orbita. E’ dunque assai probabile che, nel prossimo futuro, i moduli più vecchi vengano dismessi e che i restanti siano impiegati per la costruzione di una nuova Stazione Spaziale.




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