Marsala: il vino dei Florio


Marsala: il vino dei Florio.

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vvicinandosi a un vino, capita spesso di imbattersi in storie interessanti: il Marsala non fa eccezione. Sebbene le sue uve siano da sempre prodotte in Sicilia, fu un inglese a comprenderne per primo le grandi potenzialità, così come inglesi furono i suoi primi estimatori. Sarà comunque una famiglia italiana a renderlo famoso in tutto il mondo: i Florio. A seguire, un breve percorso permette di approfondire la conoscenza di questo vino liquoroso, così da poterne apprezzare appieno le incredibili doti.

Il Marsala: un pò di storia.

Vino Marsala.

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eggenda vuole che nel 1773 la nave su cui viaggiava il commerciante inglese John Woodhouse, incalzata da una tempesta, fu costretta a uno scalo imprevisto nel porto di Marsala. L’accidente si dimostrò provvidenziale in quanto gli diede modo di assaggiare il cosiddetto ‘Perpetuum’. Si trattava di un vino locale, riservato alle grandi occasioni e prodotto in piccole quantità grazie a un metodo assai simile al ‘soleras’, già utilizzato in Spagna. Fatto sta che gli piacque tanto, da pensare di importarlo nel proprio paese (*1). Lo fece quindi addizionare di acquavite, così da incrementarne il grado alcolico ed evitare che si deteriorasse durante il lungo viaggio.

Woodhouse

In Inghilterra, come previsto, il ‘Marsala wine’ ebbe un grande successo, del resto la gente era già abituata a prodotti dal gusto ‘forte’ quali il Porto e il Madeira. La grande richiesta spinse quindi Woodhouse ad avviarne la produzione su larga scala.

Ingham

Qualche anno dopo, intorno al 1810, un altro imprenditore inglese, Benjamin Ingham, iniziò a produrre questo vino in Sicilia: è a lui che si deve l’inizio della sua commercializzazione al di fuori dei confini europei.

Florio

I Florio rappresentano in questa storia il ‘terzo incomodo’ (*2). Nel 1832, Vincenzo Florio acquistò i terreni che si trovavano tra gli stabilimenti della Woodhouse e della Ingham e fondò su di essi le Cantine Florio. Deciso a superare i concorrenti nel commercio del Marsala, fu notevolmente agevolato dal fatto di possedere una propria flotta, in grado di distribuire il vino oltreoceano.
La sua impresa ebbe in breve un notevole successo, tanto da permettergli qualche anno più tardi di assorbire la stessa Woodhouse e diventare così il primo produttore.

Nel tempo il Marsala conobbe alterne fortune, più che altro legate alla moda del periodo. Molti tra i numerosi tentativi di imitazione furono arginati a partire dal 1931, grazie a un decreto ministeriale (*3) che certificava il prodotto.

Note:
*1: In base a queste informazioni, dire che Woodhouse ‘inventò’ il Marsala non sarebbe esatto. Il commerciante inglese si limitò a modificare un prodotto già esistente, il ‘Perpetuum’, incrementandone il grado alcolico grazie all’aggiunta di acquavite.
*2: In realtà furono una quarantina le aziende che produssero questo vino nel periodo del suo massimo successo, ovvero tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento. Tra le più importanti occorre citare la Rallo (fondata nel 1860), la Curatolo Arini (fondata nel 1875) e la Pellegrino (fondata nel 1880).
*3: Va sottolineato che il Marsala fu il primo vino italiano ad essere protetto da un decreto legislativo simile alla denominazione di origine.

Vini ‘fortificati’ per affrontare il trasporto.

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l Marsala fa parte della categoria dei vini cosiddetti ‘liquorosi’ o ‘fortificati’. A questo gruppo appartengono prodotti di grande fama, tra i quali il Porto, il Madeira e lo Sherry. Sono tutti accomunati da un sistema di produzione che prevede l’incremento della gradazione alcolica di un vino base, grazie all’aggiunta di uno o più di questi ingredienti:
Alcol etilico puro;
Acquavite;
Mistella (*1);
Lo scopo originale di questo procedimento era quello di ‘fortificare’ il vino, evitando in questo modo che si deteriorasse durante il trasporto. Le botti potevano infatti rimanere chiuse per settimane intere nella stiva di una nave ed il loro contenuto, soggetto a un ambiente ostile, scosse violente e improvvisi sbalzi termici, correva il serio rischio di subire alterazioni tali da renderlo imbevibile. L’aggiunta di alcol aveva dunque la funzione di stabilizzarlo, evitando fermentazioni indesiderate (*2), e proteggerlo, grazie alle sue proprietà antisettiche.

*1: La mistella è prodotta aggiungendo alcol a mosto non fermentato o parzialmente fermentato.
*2: L’alcol inibisce l’azione dei lieviti, responsabili della fermentazione.


Vino Marsala.

I Florio: protagonisti della ‘belle epoque’.

Bal du moulin de la Galette (img-12) Ritratto di Donna Franca Florio (img-01)

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a storia dei Florio si dipana nel corso di quasi un secolo, dagli inizi dell’ottocento fino a circa la metà del novecento. Carica com’è di gloria e momenti struggenti, ha un fascino tale da poter essere una sceneggiatura perfetta per una pellicola cinematografica. Notevoli capacità imprenditoriali portarono questa famiglia a costruire un vero e proprio impero economico che finì con l’abbracciare molteplici settori. Accumulò una tale ricchezza ed influenza, da divenire indiscussa protagonista della cosiddetta ‘Belle Epoque’.

La Belle Epoque.

Si trattò di un periodo durato circa quarant’anni, dal 1871 al 1914, caratterizzato da una lunga pace tra gli stati europei. Ciò favorì un notevole benessere economico per alcune fasce della popolazione e un forte sviluppo culturale. Incredibili scoperte in campo scientifico e tecnologico, trasmisero un’incrollabile fiducia in un radioso futuro per l’umanità. Uno stato d’animo euforico travolse la gente, un’irrefrenabile voglia di divertirsi che trovò in Parigi il suo fulcro. Artisti di ogni genere si raccolsero in questa città per dar vita a capolavori immortali.



Classe, cultura e ricchezza.

Un tale contesto permise a una ristretta cerchia di persone ricche e potenti di trascorrere una vita da favola, fatta di lusso e mondanità. I Florio facevano parte di questa cerchia: seppur radicati in Sicilia, un luogo periferico rispetto a questo mondo, primeggiarono in stile e ricchezza. Ragion per cui si circondarono dei maggiori intellettuali del tempo, dimostrando una classe tale da potersi accompagnare alla migliore aristocrazia e ai più potenti monarchi, tra i quali lo Zar di Russia, il Kaiser di Prussia e il Re d’Italia.

Condussero un’esistenza brillante, ricca soprattutto di grandi speranze nel futuro. Un bel sogno che si infranse con lo scoppio del primo conflitto mondiale: un evento tragico di tale portata da porre fine alla ‘Belle Epoque’ e segnare l’inizio del declino di questa grande famiglia.


Frutta, A.Mucha (img-10)

Metodo ‘soleras’ per il Marsala.

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l cosiddetto ‘in perpetuum’, metodo utilizzato dalla gente di Marsala per invecchiare il suo vino migliore (il ‘perpetuum’), Woodhouse e Ingham preferirono il ‘soleras’, a loro ben noto in quanto impiegato in Portogallo e Spagna per il Porto, il Madeira e lo Sherry.
Vediamo in cosa consiste:

File di botti di rovere, in numero variabile, sono poste l’una sull’altra:
Il vino più giovane viene travasato nella fila situata più in alto;
Le file intermedie contengono vino tanto più invecchiato quanto più la fila si trova in basso.
Il vino maturo, pronto al consumo, viene estratto dalla fila posta alla base;

Metodo soleras.

Premesso che l’estrazione del vino svuota solo in parte le botti, il loro rabbocco avviene attingendo progressivamente da quelle presenti nella fila immediatamente sovrastante. Il meccanismo si ripete per tutte le file, fino all’ultima, la più alta, le cui botti sono rabboccate con vino giovane.

Grazie al soleras, il prodotto si arricchisce acquisendo le caratteristiche di più annate. Allo stesso tempo questo metodo garantisce l’uniformità del livello qualitativo.

Ai giorni nostri il ‘soleras’, salvo casi particolari, non è più utilizzato. In genere ad esso si preferisce il classico invecchiamento in botte.

Garibaldi e il Marsala.

Garibaldi in uniforme (img-09)

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ra l’undici maggio del 1860 quando mille soldati, le famose ‘camicie rosse’, guidate dal Generale Giuseppe Garibaldi, arrivarono nel porto di Marsala. La spedizione che avrebbe portato alla conquista del Regno delle Due Sicilie e quindi all’unità d’Italia era appena iniziata.

Richard Cossins, viceconsole e direttore della Ingham.

Lo sbarco, seppur indirettamente, fu protetto dalla presenza in rada di due navi della Royal Navy, la Argus e la Intrepid. Tale presenza era stata richiesta dal viceconsole inglese Richard Cossins per difendere l’incolumità e gli interessi dei propri concittadini. Guarda caso, il viceconsole rivestiva anche l’incarico di direttore dello stabilimento Ingham. Si adoperò quindi affinchè la Marina Reale Borbonica non sparasse sulle truppe di invasione, temendo che i colpi di cannone potessero danneggiare le sue strutture di produzione (*1).

Il viceconsole offre marsala a Garibaldi.

Mentre la gente del luogo, terrorizzata dai rivoluzionari, si barricò in casa, una delegazione di cittadini britannici, guidata proprio da Cossins, accolse Garibaldi e i suoi soldati. Si dice che al generale fu addirittura offerto un bicchiere di Marsala (*2) e che egli lo apprezzò molto (*3).
Proprio per celebrare questa occasione, al Marsala Superiore Dolce fu dato il nome di ‘Garibaldi Dolce’.


Garibaldi, la partenza da Quarto (img-04)

Note:
*1: Pare che in questa occasione Francesco II, Re delle Due Sicilie, riferendosi a Cossins disse che, più ancora della patria, avesse a cuore il suo stipendio.
*2: Il sospetto che questo fosse stato prodotto dalla Ingham, non appare del tutto infondato.
*3: Alcuni sostengono che Garibaldi fosse quasi del tutto astemio. Risulta invece assai più probabile che si astenesse dal bere per rimanere lucido nel corso di azioni di combattimento.

I Florio: storia di una dinastia.

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a famiglia dei Florio, originaria di Bagnara Calabra, in seguito alle devastazioni causate dal terremoto del 1783, si trasferì in Sicilia, nella città di Palermo. Qui i fratelli Paolo ed Ignazio avviarono una drogheria. Ben presto Paolo morì, lasciando il figlio Vincenzo alle cure dello zio. Ignazio, comprese le potenzialità legate alla produzione e al commercio del tonno, investì i propri capitali nell’acquisto delle tonnare di San Nicola e della Vergine Maria. Una scelta fortunata, grazie alla quale riuscì a mettere da parte un discreto capitale. Questo denaro fu ereditato dal nipote Vincenzo il giorno della sua morte, nel 1828.

Vincenzo Florio e il Marsala.

Vincenzo Florio, (img-03)

Vincenzo mise a frutto le ricchezze di famiglia, iniziando con l’acquisire i diritti di sfruttamento di un’altra tonnara, quella di Favignana. Diversificò quindi i propri investimenti scommettendo sui lucrosi settori del tabacco, del cotone, e soprattutto dei trasporti marittimi.
Tra le sue iniziative commerciali di maggiore successo, va citata la costruzione di uno stabilimento per la produzione del vino Marsala. Superando in pochi anni le aziende concorrenti degli inglesi Woodhouse e Ingham, i Florio imposero il proprio vino in tutto il mondo.

Igrazio senior e le Egadi.

Nel 1868 Vincenzo morì, lasciando un’enorme fortuna (circa 300 milioni di lire) al suo primogenito, Ignazio (conosciuto come ‘Senior’, per distinguerlo dal figlio). Il suo matrimonio con la baronessa Giovanna D’Ondes, fece entrare ufficialmente la famiglia nella ristretta cerchia dell’aristocrazia palermitana. Va comunque sottolineato che i Florio furono sempre fieri della propria appartenenza all’industriosa borghesia imprenditoriale.
Nel 1874 Ignazio comprò le Isole Egadi per 2.700.000 lire: con esse acquisì anche i diritti di sfruttamento del mare circostante. Fece costruire il proprio palazzo su quella di Favignana, affidandone il progetto al famoso architetto Damiani Almeyda. Sempre del medesimo architetto, lo Stabilimento Florio e la Chiesa di Sant’Antonio.

Ignazio junior si occupa degli affari.

Vincenzo Lancia, 1908, Targa Florio (img-05)

Quando morì nel 1891, Ignazio Senior lasciò il suo ingente patrimonio ai tre figli. Tra questi, Giulia si disinteressò alle attività di famiglia e Vincenzo si dedicò a tempo pieno alla sua passione sportiva, organizzando la famosa ‘Targa Florio’. Toccò dunque a Ignazio Junior occuparsi degli affari: a lui si deve la costruzione dei cantieri navali di Palermo (ancora oggi attivi), e l’acquisizione delle miniere di zolfo di Caltanissetta. Nel 1897 innaugurò il Teatro Massimo di Palermo, la cui costruzione era stata iniziata dal padre. Nel 1900 fondò il giornale ‘L’Ora’: una testata di grande importanza per il sud Italia, che potè contare su corrispondenti in tutta Europa e sul contributo di famosi letterati come Matilde Serao, Luigi Pirandello, Salvatore Di Giacomo e Giovanni Verga.


Teatro Massimo, Palermo.

Donna Franca e la vita mondana in Sicilia.

Donna Franca e il Kaiser (img-06)

Per merito di ‘Donna Franca’, moglie di Ignazio, i Florio entrarono a far parte del jet set internazionale. Franca Jacona della Motta dei baroni di San Giuliano, rappresentante della più antica nobiltà siciliana, era una donna bellissima e di grande intelligenza. Ammirata come una regina, fu soprannominata ‘stella d’Italia’ dal Kaiser di Prussia Guglielmo II. Grazie alla sua classe, alla sua cultura, al suo estro (… e alle grandi ricchezze di Ignazio), la Sicilia dei primi anni del ‘900 divenne luogo di ritrovo di una ristretta élite. Tra gli ospiti di famiglia, tutte le personalità più in vista del tempo, come lo Zar di Russia, il Kaiser di Prussia e il Re d’Italia, ma anche intellettuali come Gabriele D’Annunzio e artisti come il tenore Caruso. Nel corso della ‘Belle Epoque’ la città di Palermo divenne il cuore pulsante di una società altolocata, che faceva della cultura, del lusso e della mondanità i propri vessilli.

La fine di una dinastia.

Nel mezzo di tanto splendore, la vita familiare di Franca e Ignazio fu costellata da gravi lutti: tra questi la perdita di ben tre figli, che privò la dinastia di un erede maschio. Negli anni successivi al primo conflitto mondiale, anche gli affari iniziarono ad andar male. Fu un declino lento ed inesorabile dovuto a investimenti sfortunati e al più generale spostamento del baricentro economico in Italia settentrionale; tasse e scioperi completarono l’opera. Tutto ciò causò enormi debiti, puntualmente ripianati dalla vendita dei beni di famiglia, compresi i leggendari gioielli di Donna Franca. La morte di Ignazio nel 1957, seguita due anni dopo da quella del fratello Vincenzo, segnò di fatto il termine della storia dei Florio.

Tanti tipi di Marsala.

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l Marsala si presenta in due differenti tipologie: ‘vergine’ e ‘conciato’. Questo vino liquoroso è inoltre classificato in base al suo invecchiamento, al grado alcolico, al contenuto zuccherino e al colore: si tratta di caratteristiche che influiscono non poco sul tipo di prodotto che si andrà a bere.
Esaminiamole in dettaglio:

Marsala vergine:

Prodotto con uve bianche. Dopo la fermentazione viene addizionato di solo alcol etilico e/o acquavite.
A sua volta, in base al diverso invecchiamento, il Marsala vergine è classificato in:
Marsala vergine (Marsala soleras): invecchiato minimo 5 anni. Ha una gradazione minima del 18%.
Marsala vergine riserva (Marsala soleras riserva): invecchiato minimo 10 anni. Ha una gradazione minima del 18%.
Nota: nonostante entrambi riportino il termine ‘soleras’, questo metodo ai giorni nostri, salvo eccezioni, non è più utilizzato. Si preferisce il classico invecchiamento in botte.

Marsala conciato:

Prodotto con uve bianche e nere. Dopo la fermentazione viene addizionato di alcol etilico, mistella e mosto cotto.
Anche questo Marsala è classificato in base all’invecchiamento, per la precisione in:
Marsala fine: invecchiato minimo 1 anno. Ha una gradazione minima del 17%.
Marsala superiore: invecchiato minimo 2 anni. Ha una gradazione minima del 18%.
Marsala superiore riserva: invecchiato minimo 4 anni. Ha una gradazione minima del 18%.

Una ulteriore classificazione viene fatta in base al contenuto di zucchero (residuo zuccherino):
Secco: meno di 40 grammi per litro.
Semisecco: tra i 40 e i 100 grammi per litro.
Dolce: più di 100 grammi per litro.

L’ultima classificazione è fatta in base al colore:
Oro: prevede l’impiego di sole uve a bacca bianca (*1).
Ambra: prevede l’impiego di sole uve a bacca bianca.
Rubino: prevede l’impiego di uve a bacca nera con un’aggiunta di uve a bacca bianca.

Nota:
1*: E’ la cosiddetta ‘concia’ a distringuere tra loro il Marsala oro e quello ambra. In fase di vinificazione, quest’ultimo è addizionato di mosto cotto: un ingrediente che gli regala il tipico gusto dolce e il colore ambrato.


File di botti.

Nelson e il Marsala (img-16)

COME SI PRODUCE IL MARSALA

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i seguito un breve elenco dei passaggi necessari per produrre il vino Marsala:
1) Si parte dal mosto, ottenuto dalla lavorazione delle uve.
2) Al mosto vengono aggiunti lieviti selezionati: inizia la cosiddetta ‘fermentazione’.
3) Nel corso della fermentazione, i lieviti si cibano dello zucchero presente nel mosto trasformandolo in alcol.
4) Si procede all’aggiunta di alcol etilico o acquavite: in questo modo si inibisce l’azione dei lieviti, bloccando la fermentazione e la conseguente trasformazione dello zucchero. Va da sè che prima avviene questa aggiunta, più dolce sarà il vino.
Se si sta producendo Marsala ‘conciato’, il vino viene addizionato di mistella e/o mosto cotto.
Nel caso del Marsala ‘vergine’, viene aggiunto esclusivamente alcol, una volta che la fermentazione ha avuto termine.
5) Il Marsala è trasferito nelle botti per l’invecchiamento. L’uso del metodo soleras è diventato ai giorni nostri del tutto facoltativo.

LE UVE DEL MARSALA

Bacca bianca: Grillo, Inzolia (Ansonica), Catarratto, Damaschino. Queste uve sono utilizzate per il Marsala vergine, oltre che per quello conciato di colore oro e ambra.
Bacca nera: Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Perricone (Pignatello). Queste uve sono utilizzate per il Marsala conciato di colore rubino (è comunque previsto anche l’uso delle uve a bacca bianca appena citate, fino a un massimo del 30% del totale).

MARSALA: IL VINO DELLA VITTORIA PER NELSON

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l famoso Ammiraglio Horatio Nelson fu un grandissimo estimatore del Marsala. Si dice che lo considerasse ‘un vino degno della tavola di qualsiasi gentiluomo’ (‘this is a wine worthy of any gentleman’s table’) e che per suo volere, ogni anno, ne venissero acquistati moltissimi barili, così da rifornire l’intera Royal Navy, la marina militare inglese. Per Nelson il Marsala era il ‘victory wine’: il vino utilizzato per celebrare i più grandi successi.

MUSICA E VINO MARSALA

Musica classica per entrare nello spirito della Belle Epoque e per accompagnare la lettura di questo articolo:

Nota: registrarsi a Spotify così da poter ascoltare i brani per intero.

LE SCALOPPINE AL MARSALA

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e scaloppine sono uno dei piatti più tipici della gastronomia italiana. Ne esistono diverse varianti, che differiscono tra loro in base a ciò che viene impiegato per sfumare la carne. Tra le più famose, quelle al vino Marsala. A seguire qualche breve accenno sulla loro preparazione:

Ingredienti

Carne di manzo / maiale / tacchino;
Farina 00;
Olio Extra Vergine di Oliva;
Vino Marsala;
Sale;

Preparazione

01. Passare delicatamente le fette di carne nella farina;
02. Sistemare le fette in una padella con olio riscaldato a bassa temperatura;
03. Girare delicatamente le fette fino a completare la cottura su ambo i lati;
04. Prossimi al termine della cottura, salare e sfumare con il Marsala;

Nota: Volendo, una volta sfumata la carne con il vino, si può aggiungere una noce di formaggio gorgonzola e farlo squagliare coprendo la padella con un coperchio (meglio se a fuoco spento).

LA FLOTTA FLORIO TRASPORTA MARSALA

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l grande successo dei Florio come produttori di Marsala fu dovuto, oltre che all’ottima qualità del prodotto, all’efficenza nella sua distribuzione: un compito affidato alla flotta di famiglia. La compagnia di navigazione ‘Flotte Riunite Florio’, nel suo momento di massimo sviluppo, arrivò a contare ben 99 navi (*1).

*1: Novantanove era il numero massimo di navi che, secondo la legislazione del tempo, una compagnia privata poteva possedere.

CURIOSITA’ SUI FLORIO

La moderna filanda.

Nel 1840 Vincenzo fondò una filanda per la lavorazione del cotone ed impiegò in essa ben 700 lavoratrici. L’azienda si distinse per l’attenzione riservata alle dipendenti: era dotata infatti di un asilo nido, di una cassa mutua e di un servizio mensa. Tutti servizi innovativi per l’epoca.

Donna Franca e il Kaiser.

Il Kaiser di Prussia Guglielmo II era un buon amico e grande ammiratore di Donna Franca Florio. Si dice che per dimostrarle il proprio affetto, le regalò una tromba identica a quelle usate sulle proprie auto. In questo modo i Viennesi, sentendone il suono, si voltavano con deferenza al passaggio in macchina della nobildonna, scambiandola per il Kaiser stesso.

Aegusa ed Ignazio Jr.

‘Auegusa’, l’antico nome dell’Isola di Favignana, fu particolarmente caro a Ignazio Jr. Non a caso lo impiegò sia per il suo yacht preferito (ne possedeva svariati), che per la qualità migliore di Marsala prodotto dalla sua azienda.

Le antiche denominazioni del Marsala.

LE ANTICHE DENOMINAZIONI DEL MARSALA

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uò capitare che alcune bottiglie di Marsala riportino ancora sull’etichetta un riferimento a denominazioni in auge nel passato e ora poco utilizzate. Ad esempio:
Marsala fine: ‘I.P.’ (Italian Particular).
Marsala superiore: ‘G.D.’ (Garibaldi Dolce), ‘L.P.’ (London Particular).
Altre denominazioni sono andate del tutto in disuso, ad esempio: ‘Erin Dolce’, ‘Parigi’, ‘Trinacria’.

Bevande.

IL GIUSTO CIBO PER QUESTA BEVANDA

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l Marsala è un vino molto versatile che in base alla tipologia si presta ad accompagnare cibi sia dolci che salati.

Un Marsala fresco, sapido e caldo, può accompagnare degnamente, ad esempio, un formaggio di media/lunga stagionatura come il Parmigiano Reggiano.
L’acidità e la sapidità ne bilanciano la grassezza e la tendenza dolce.
L’alcolicità del vino bilancia la succulenza (indotta) del formaggio.

Un Marsala Superiore, dolce e caldo, può essere abbinato con successo a preparazioni a base di pasta di mandorla.
La dolcezza bilancia quella del dessert.
L’alcolicità bilancia la sua succulenza (indotta).
La persistenza del gusto accompagna quella della pasta di mandorla.




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img-01 (*) – Ritratto di Donna Franca Florio, Boldini, 1900 (Wikipedia Link) {PD-US}
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img-05 (*) – Fiat 50 guidata da Vincenzo Lancia, 1908, Targa Florio (Wikipedia Link) {PD-US}
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img-07 (*) – Sir Horatio Nelson, L.F.Abbott, 1799 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-08 (*) – Battaglia di Trafalgar, C.F.Stanfield, 19th cent. (Wikipedia Link) {PD-US}
img-09 (*) – Garibaldi in divisa, 1861 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-10 (*) – Fruit, A.Mucha, 1897 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-11 (*) – Tour Eiffel, Georges Garen, 1889 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-12 (*) – Bal du moulin de la Galette, Renoir, 1876 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-13 (*) – Titanic at the docks of Southampton, April 1912 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-14 (*) – Pubblicità vino Mariani, J. Chéret, 1894 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-15 (*) – Pubblicità cinematografo Lumiere, H. Brispot, 1895 (Wikipedia Link) {PD-US}
img-16 (*) – Ritratto di Horatio Nelson, J.F.Rigaud, 1781 (Wikipedia Link) {PD-US}

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Immagine 01 (*) – Ritratto di Donna Franca Florio, Boldini, 1900 (Wikipedia Link) {PD-US}

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