Una pizza fritta sul set di De Sica


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Una pizza fritta sul set di De Sica

STORIE, INFORMAZIONI E CURIOSITA’ SULLA PIZZA FRITTA. SCOPRIAMO LE PIZZERIE NAPOLETANE PIU’ TRADIZIONALI DOVE APPREZZARE IL SUO SAPORE ORIGINALE.

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ebbene preparazioni simili alla pizza fritta siano presenti in molte zone del mondo, quella che si può mangiare a Napoli ha un gusto speciale: un gusto che deriva dalla particolare natura del luogo. Non è dunque un caso che il famoso regista italiano Vittorio De Sica le abbia assegnato un ruolo nel film che è considerato il suo più grande tributo alla città: ‘L’oro di Napoli’. Scopriamo la ricetta originale della pizza fritta, sia nella versione ‘normale’ che in quella imbottita. Assaggiamo questa prelibatezza nella pizzeria più tradizionale.


Una pizza fritta sul set di De Sica.

La pizza fritta e lo spirito di Napoli.

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a pizza fritta napoletana più tradizionale viene preparata utilizzando pochi, semplici ingredienti, dai quali si sprigiona un gusto che ben si sposa con il clima gioioso della città.

Si tratta di uno di quei casi, tutt’altro che rari, in cui il cibo riflette la natura del suo luogo di origine, fino ad acquisirne alcune caratteristiche: mangiando una pietanza tipica, è possibile entrare in contatto con le tradizioni del posto e iniziare a comprenderle appieno.

Pizza fritta, dettaglio.

Non stupisce quindi che Vittorio De Sica, alla ricerca di elementi che potessero raccontare al meglio la sua amata Napoli, abbia dedicato a questa prelibatezza un ruolo in uno dei suoi film più celebri che, non a caso, è intitolato ‘L’oro di Napoli’. Le immagini indimenticabili in cui un’attraente popolana, interpretata dalla bellissima Sophia Loren, vende pizze fritte ai passanti, sono tra le più famose nella storia del cinema.
Aiutati dall’opera del grande regista e dal travolgente gusto di questa preparazione, si è effettivamente in grado di comprendere meglio lo spirito che pervade Napoli, apprezzandone dettagli molto interessanti.

Diversi tipi di pizza fritta.

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Napoli esistono diverse tipologie di pizza fritta. A seguire, una breve descrizione di ciascuna di esse, dalla più semplice, la ‘zeppola’, fino alla più complessa, il ‘calzone’:

Zeppola.

Zeppola: La preparazione più semplice è la cosiddetta ‘zeppola’, conosciuta anche come ‘pasta cresciuta’. Di dimensioni contenute, viene preparata friggendo per pochi istanti in olio bollente un pezzetto di impasto, fatto con acqua, farina e lievito. Il suo unico condimento è un pizzico di sale. La zeppola è, insieme al crocchè, il più classico dei ‘cibi da passeggio’ della tradizione napoletana.



Pizza fritta.

Pizza fritta: La pizza fritta classica, quella che per intenderci viene preparata da Sophia Loren nel film di De Sica, altro non è che una zeppola di dimensioni più generose. Gli ingredienti e la procedura di preparazione sono i medesimi, l’unica differenza è nel maggiore quantitativo di impasto e nel fatto che questo viene steso a mano prima della frittura. Anche in questo caso, solo un pizzico di sale e la pizza è pronta per essere gustata.



Montanara.

‘Montanara’: Una forma più elaborata di pizza fritta è quella che a Napoli viene comunemente chiamata ‘montanara’. Diversamente dalla tipologia classica, questa è farcita con pomodoro, provola, parmigiano e basilico.
Anche la procedura di preparazione è più complessa: dopo la frittura, viene guarnita e cotta al forno.



Calzone fritto.

Calzone fritto: La pizza fritta ripiena è conosciuta anche con il nome di ‘calzone’. L’impasto di base è sempre il medesimo. Una volta steso, viene ripiegato su se stesso così da racchiudere la farcitura al suo interno. Si ottiene una sorta di ‘saccottino’, di dimensioni più o meno grandi, che viene fritto e quindi servito. Il calzone più classico è imbottito con ricotta e pepe nero.

Le pizze di Donna Sofia.

Sophia Loren in ’Pizze a Credito’ (img-06)

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ofia Loren (*1) è senza dubbio una delle attrici italiane più famose nel mondo. La famiglia è originaria di Pozzuoli, paese di pescatori situato alle porte di Napoli. Non è un caso dunque che il regista Vittorio De Sica abbia scelto proprio quest’attrice per interpretare la parte della pizzaiola in un episodio del film, ‘L’ Oro di Napoli’. Chi meglio di lei si sarebbe potuta calare nella parte? Chi meglio di lei avrebbe potuto trasmettere al pubblico il carattere solare delle donne meridionali?
Nell’episodio ‘pizze a credito’, la Loren veste i panni di Donna Sofia: insieme al marito Rosario gestisce una piccola friggitoria in uno dei tanti vicoli del centro storico di Napoli. E’ di una tale bellezza da fa battere il cuore a tutti, cosa che, a ragione, ingelosisce non poco Rosario. L’improvviso smarrimento del prezioso anello di fidanzamento dà il via a una serie di situazioni paradossali: si sospetta infatti che possa essere finito nell’impasto di una delle pizze vendute.
La visione di questo episodio, più di mille parole può esprimere quanto l’opera di De Sica sia efficace nel trasmettere allo spettatore l’idea stessa di ‘napoletanità’.

Note:
*1: Il suo vero nome è Sofia Villani Scicolone.


Pizza fritta.

L’oro di Napoli.

Voi vedrete, in questo film, luoghi e gente di Napoli. Infiniti sono gli aspetti splendidi ed umili, tristi e gioiosi dei vicoli partenopei. Noi ne mostriamo soltanto una piccola parte, ma troverete egualmente tracce di quell’amore di vita, di quella pazienza e di quella continua speranza che sono l’Oro di Napoli.

Napoli, 'Spaccanapoli'.

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ueste sono le parole introduttive di uno dei film più importanti della cinematografia italiana: ‘L’Oro di Napoli’, diretto da Vittorio De Sica nel 1954. L’opera rappresenta una vera e propria dimostrazione di affetto del regista nei confronti della città. Un luogo in cui, con suo grande rammarico, non è nato, ma che forse proprio per questo motivo riesce a comprendere ed amare ancor più di un napoletano.
ll film è interamente ripreso in bianco e nero: non è un caso. De Sica vuole fornire allo spettatore uno spaccato di vita il più veritiero possibile: i colori possono confondere, vengono quindi degnamente sostituiti da personaggi che con straordinaria efficacia tratteggiano un’immagine reale. I sei episodi, alternando momenti tragici e comici, sono uno strumento più che adatto a mettere in luce molte delle sfaccettature che caratterizzano Napoli e la sua gente.
Il difficile compito di rappresentare la complessità di questo popolo viene affidato ad alcuni tra i più grandi attori italiani (*1):

Ep.1:’Il Guappo’, protagonista Totò.
Ep.2:’Pizze a Credito’, protagonista Sophia Loren.
Ep.3:’Il Funeralino’, protagonista Teresa De Vita.

Ep.4:’I Giocatori’, protagonista Vittorio De Sica.
Ep.5:’Teresa’, protagonista Silvana Mangano.
Ep.6:’Il Professore’, protagonista Eduardo de Filippo.



Sono tutti così bravi a recitare la propria parte da riuscire a trasmettere al pubblico anche i tratti più complessi dei personaggi impersonati.

Note:
*1: De Sica partecipa al film anche come attore, vestendo i panni tragicomici di un nobiluomo caduto in miseria a causa del gioco. Una parte che gli risulta particolarmente congeniale, in quanto lui stesso è un accanito giocatore d’azzardo.


Golfo di Napoli.

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Vittorio De Sica: una vita di grandi passioni.

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nnoverato tra i maggiori registi italiani di tutti i tempi, Vittorio De Sica è in realtà una figura ben più complessa, trattandosi di un artista poliedrico che nel corso dei suoi 74 anni di vita ha abbracciato l’intero mondo dello spettacolo.

Il teatro

Il suo amore per questo mondo si evidenzia ben presto e lo porta a calcare le scene teatrali, eccellendo soprattutto in ruoli brillanti. Si dice che far ridere la gente sia un compito difficile, molto più che farla piangere, poichè la risata, nella sua accezione più dotta, deve aspirare a nascondere la tragicità della vita. De Sica, fin dai suoi esordi, dimostra di eccellere in questo compito.

Il cinema

Pur non abbandonando del tutto la scena, qualche anno più tardi si impegna nel cinema, uno strumento forse più adatto ad esaltarne le doti, ‘fissando’ la sua umanità ed il suo immaginario in un’opera artistica destinata a durare nel tempo.
Vittorio De Sica (img-04) Inizia la carriera in veste di attore, interpretando, verso la fine degli anni venti, piccole parti in film muti: ottiene subito un ottimo riscontro di pubblico ed è apprezzato alla pari delle altre grandi star italiane del periodo, su tutti Gino Cervi e Amedeo Nazzari.
Si fa apprezzare persino come cantante: è a lui che si deve il successo della famosa canzone ‘Parlami d’Amore Mariù’, colonna sonora della pellicola ‘Gli uomini, che mascalzoni…’ del 1932, in cui ha il ruolo di protagonista.
La sua esperienza come attore proseguirà fino agli anni sessanta, ottenendo grandissimi successi ed affiancando stelle immortali come Gina Lollobrigida (‘Pane, Amore e Fantasia’, 1953), Totò (‘I Due Marescialli’, 1961) ed Alberto Sordi (‘Il Conte Max’, 1957).
Va ricordato che non si distingue solo in ruoli brillanti, ma anche in film drammatici in cui eccelle per una recitazione estremamente partecipata: validi esempi sono ‘Addio alle Armi’ del 1957 e il ‘Generale della Rovere’, diretto da Rossellini nel 1959.

La regia

Ladri di biciclette (img-08)

Per quanto la carriera da attore, sia di teatro che cinematografico, già da sola possa definire la grandezza di De Sica, è dietro la telecamera, in veste di regista, che egli sa esprimersi al meglio, in opere che gli danno grande fama in tutto il mondo. Tra la fine degli anni ’40 e la prima metà degli anni ’50 si impone come uno dei massimi rappresentanti della corrente del neorealismo: capolavori immortali come ‘Sciuscià’ (1946) e ‘Ladri di Biciclette’ (1948), gli fruttano numerosi premi, tra i quali l’Oscar, che gli permettono di entrare nel novero dei maggiori registi di tutti i tempi.
Grande l’importanza di pellicole come ‘L’oro di Napoli’ (1954), un tragicomico spaccato della società partenopea, e ‘La Ciociara’ (1960), in cui la guerra viene rappresentata in tutta la sua drammaticità anche grazie alla mirabile interpretazione di Sophia Loren.
Un felice sodalizio, quello tra De sica e l’attrice, che porterà alla realizzazione di classici come ‘Ieri, Oggi e Domani’ del 1963, (premiato con l’oscar per la regia), e ‘Matrimonio all’italiana’ del 1964 (*1).
Alla fine le statuette conferite al regista saranno ben quattro: l’ultima meritatamente guadagnata grazie allo straziante capolavoro ‘Il giardino dei Finzi Contini’ del 1970.

L’uomo

Cantante, poi attore, quindi regista: una enorme quantità di impegni che poco tempo sembrerebbero lasciare alla sfera privata. Eppure, nonostante tutto, l’esistenza di De Sica, fu ben lungi dall’esaurirsi nella quotidianità del lavoro. La sua passione per la vita lo portò ad amare il gioco, le donne e la famiglia. Grande scommettitore, perse più volte ingenti somme di danaro al tavolo da gioco. Ebbe non una, ma ben due famiglie da gestire contemporaneamente: quella legata alla prima moglie, Giuditta Rissone, e quella frutto del secondo matrimonio con Maria Mercader.

Concludendo, si può riassumere l’essenza di De sica come quella di grande uomo e straripante artista: elementi che nel corso della sua esistenza si sono mescolati l’uno all’altro permettendogli di realizzare capolavori immortali.

Nota:
*1: L’indimenticabile Marcello Mastroianni affianca la Loren in entrambi i film.


Pizza fritta.

Napoli, la città della pizza fritta.

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apoli, la ‘città del sole’, è il capoluogo della Regione Campania. Le sue origini vengono fatte risalire all’VIII secolo a.C.

Dove mangiare la pizza fritta più tradizionale.

Dove mangiare la pizza fritta più tradizionale.

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ome già accennato in quest’articolo, per realizzare la famosa scena dell’ ‘Oro di Napoli’, in cui compare la pizza fritta, pare che il regista Vittorio De Sica fu ispirato da un luogo specifico, vale a dire la pizzeria De’ Figliole. Sebbene questo locale abbia cambiato sede, è ancora oggi in attività.
Pizzeria De’ Figliole
Via Giudecca Vecchia, 39, 80139 Napoli;

A seguire un breve elenco di alcune tra le più tradizionali friggitorie napoletane: luoghi in cui è possibile assaggiare una deliziosa pizza fritta nella sua variante da asporto.
Friggitoria Fiorenzano
Via Pignasecca, 48, 80134 Napoli;
Sito ufficiale
Friggitoria Vomero
Via Domenico Cimarosa, 44, 80129 Napoli;
Rosticceria Imperatore
Viale Colli Aminei, 66, 80131 Naples;

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Preparazione.

Preparare un calzone fritto.

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seguire un video mostra la preparazione e la cottura di un calzone fritto.

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er preparare un calzone fritto occorre stendere la pasta, farcirla con l’imbottitura, richiudere il tutto e passare alla frittura.
L’impasto è il medesimo di una normale pizza. I suoi ingredienti:
Acqua;
Farina;
Lievito fresco;
Olio extravergine di oliva;
Sale;







Ideare l’imbottitura di un calzone fritto permette di sbizzarrirsi con la fantasia. A Napoli il più classico è farcito di sola ricotta, alla quale viene aggiunto del pepe nero.
Di seguito alcune delle possibili alternative:
Ricotta e provola;
Ricotta, salame e provola;
Ricotta e cicoli;
Prosciutto e mozzarella;
Funghi, prosciutto e mozzarella;

“Mangiate oggi e pagate fra otto giorni.”

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onna Sofia e il marito Rosario, intenti a vendere le loro pizze fritte, urlano di continuo la frase “Cà se magn e nun se pag” ai passanti.
A tal proposito non va dimenticato il fatto che Napoli è una città in cui, ancora oggi, molta gente è povera, soprattutto nei quartieri popolari in cui è ambientato il film ‘L’oro di Napoli’ di Vittorio De Sica. L’abitudine di far credito alle persone che si conoscono, può essere quindi considerata alla stregua di un’astuta ‘strategia di marketing’.

Ippocrate e il cibo (img-01)

“FA CHE IL CIBO SIA LA TUA MEDICINA E CHE LA MEDICINA SIA IL TUO CIBO” (Ippocrate)

Le canzoni di De Sica.

Canzoni di Vittorio De Sica per accompagnare la lettura di questo articolo:

Nota: registrarsi a Spotify così da poter ascoltare i brani per intero.

Bevande.

La giusta bevanda.

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uale bevanda accompagnare a una squisita pizza fritta? Una buona scelta potrebbe essere un vino rosso, abbastanza fresco, abbastanza tannico, abbastanza caldo e dotato di una discreta effervescenza. Ad esempio un Gragnano frizzante o un Lambrusco di Sorbara.
L’acidità e l’effervescenza bilanciano la tendenza dolce dell’impasto.
La tannicità e l’alcolicità bilanciano l’untuosità della frittura.




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img-01 (*) – Ippocrate, incisione di Peter Paul Rubens, 1638 (Wikipedia Link)

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img-02 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘L’Oro di Napoli’ (1954) di Vittorio De Sica.
img-03 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘L’Oro di Napoli’ (1954) di Vittorio De Sica.
img-04 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘L’Oro di Napoli’ (1954) di Vittorio De Sica.
img-05 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘L’Oro di Napoli’ (1954) di Vittorio De Sica.
img-06 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘L’Oro di Napoli’ (1954) di Vittorio De Sica.
img-07 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘L’Oro di Napoli’ (1954) di Vittorio De Sica.
img-08 (***) – Fotogramma tratto dal film ‘Ladri di biciclette’ (1948) di Vittorio De Sica.

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