Il prosecco DOC e DOCG


Il Prosecco DOC e DOCG.

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l Prosecco è senza dubbio uno dei vini italiani più conosciuti ed apprezzati nel mondo. Il motivo di una così grande fama è legato alla sua estrema piacevolezza e versatilità: caratteristiche che, nel corso di pochi anni, hanno portato a un vero e proprio boom delle vendite. Scopriamo dunque la sua storia, come viene prodotto, le terre incantevoli dove crescono le sue viti, oltre a un gran numero di stuzzicanti curiosità.


Il Prosecco.

La storia del Prosecco.

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ome spesso accade quando si ha a che fare con specialità enogastronomiche italiane, alcuni studiosi fanno risalire le origini del Prosecco al periodo di Roma antica. Occorre sottolineare che, per quanto fondata, si tratta comunque di un’ipotesi (*1), secondo cui l’antenato di questo vino sarebbe il cosiddetto ‘Pucino’, Plinio, 'Naturalis historia' (img-01) descritto da Plinio il Vecchio (*2) nel suo trattato ‘Naturalis historia’. Il ‘vinum Pucinum’ veniva considerato al tempo dell’Impero una vera e propria prelibatezza ed era sommamente apprezzato dalle più eminenti personalità (*3), che gli attribuivano doti medicinali, fino a ritenerlo un vero e proprio elisir di lunga vita.
Una possibile prova dello stretto legame tra il Pucino ed il Prosecco, è contenuta negli appunti di viaggio di un gentiluomo inglese, Fynes Moryson, che nel 1593 scriveva:

Drusilla, moglie di Augusto (img-02)

“Histria is devided into Forum Julii, and Histria, properly so called (…). Here growes the wine Pucinum, now called Prosecho, much celebrated by Pliny”

“L’Histria è divisa tra il Forum Julii, e l’Histria propriamente detta (…). Qui cresce il vino Pucinum, ora chiamato Prosecho, assai celebrato da Plinio”

Un documento estremamente utile, perchè oltre a contenere la preziosa testimonianza, suggerisce anche la zona in cui, presumibilmente, il Prosecco iniziò ad essere prodotto.
Una zona al cui cuore si trova un luogo di fondamentale importanza nella storia di questo vino, vale dire il ‘Castello di Prosecco’ (*4), fortilizio del 1200 che non a caso, in base a quanto già detto, molti esperti identificano con il ‘castellum nobile vino Pucinum’ di epoca classica.

Note:
*1: Alcune fonti autorevoli suggeriscono che il ‘Pucino’ possa essere l’antenato della Ribolla Gialla anzicchè del Prosecco;
*2: Plinio il Vecchio fu comandante militare, scrittore, filosofo naturalista e governatore romano nel I secolo d.C.;
*3: Compresa a quanto pare Livia Drusilla, moglie dell’Imperatore Augusto;
*4: Il castello è conosciuto anche come ‘Torre di Prosecco’ o ‘Castello di Moncolano’ (maggiori informazioni). Si trova a poca distanza dal quartiere ‘Prosecco’ del Comune di Trieste.

Prosecco, le origini del nome.

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a prima testimonianza scritta relativa all’uso del termine ‘Prosecco’ risale al 1593 ed è contenuta proprio nel taccuino di viaggio di cui si è parlato nel precedente paragrafo. L’autore, Fynes Moryson, cita esplicitamente il ‘Prosecho’, vino originario della zona nord-orientale della penisola italiana. Leggendo questi appunti è curioso notare che il Prosecco godesse di grande fama già al tempo dell’autore, che lo accomuna ad altri prodotti di eccellenza quali, ad esempio, la Vernaccia (‘vernazza’), il Moscato (‘muscadine’) e il Lacryma Christi (‘lagrima di Christo’).

Il ‘Roccolo Ditirambo’ (img-05) Un’altra preziosa testimonianza è contenuta in un poemetto pubblicato a Venezia nel 1754: si tratta del ‘Roccolo Ditirambo’, composto dal letterato Aureliano Acanti (*1). A seguire un breve passaggio particolarmente significativo:

“Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel melaromatico Prosecco di Monteberico quello perfetto Prosecco eletto ci dà lo splendido nostro canonico.”

Oltre all’esplicito riferimento al ‘Prosecco’, questo passaggio è interessante perchè indica con chiarezza che nel XVIII secolo il vino era prodotto con grande successo sui Colli Berici (“perfetto Prosecco eletto”), in prossimità della città di Vicenza.

Note:
*1: Anagramma del nome originale Valeriano Acanti.


L'uva del Prosecco.

Prosecco: le zone di produzione.

Le Regioni del Prosecco.

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l giorno d’oggi l’ottanta per cento del Prosecco che viene bevuto in Italia e nel resto del mondo è prodotto in Veneto, il restante venti per cento nel Friuli-Venezia Giulia (*1). Si tratta dei territori storici di questo vino, territori in cui, secondo il disciplinare del Prosecco DOC (*2), è obbligatorio coltivare le sue uve (*3).
Nel tempo, alcune zone si sono distinte perchè in grado di esprimere una qualità di particolare eccellenza, premiata infatti con la denominazione DOCG: si tratta delle splendide colline di Asolo e quelle di Conegliano-Valdobbiadene, in provincia di Treviso.

Note:
*1: Il Glera, ovvero il vitigno da cui nascono le sue uve, originariamente veniva coltivato in Friuli-Venezia Giulia.
*2: Si tratta della DOC più estesa d’Italia.
*3: Recentemente è stata riconosciuta la possibilità di produrre Prosecco DOC di tipologia ‘spumante’ e ‘frizzante’ anche in alcune particolari zone al di fuori del Veneto e del Fiuli-Venezia Giulia. E’ però rigorosamente necessario che sia il frutto di uve provenienti da queste regioni.

Il Prosecco DOCG.

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e denominazioni DOC e DOCG furono adottate dallo Stato Italiano per certificare la qualità dei migliori vini prodotti sul suo territorio (*1), proteggendoli al contempo da possibili imitazioni (*2). Il 17 Luglio del 2009, grazie a un decreto, avvenne il riconoscimento della DOC ‘Prosecco’ e delle DOCG: ‘Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG’ (*3) ed ‘Asolo Prosecco Superiore DOCG’. Ciò rappresentò il culmine di un processo durato molti anni ed ufficializzò l’enorme successo riscosso dal Prosecco sia a livello nazionale che internazionale.


Conegliano-Valdobbiadene DOCG (img-14) Conegliano-Valdobbiadene DOCG (img-14)

Conegliano-Valdobbiadene DOCG

Il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene rappresenta senza dubbio una delle massime espressioni di questo vino. Il merito principale di una così grande qualità va assegnato al territorio in cui crescono le sue uve: un vero e proprio gioiello, situato tra la città e Venezia e le Dolomiti. Grazie all’ostinata opera dell’uomo, nel corso dei secoli le affascinanti colline che ne caratterizzano il paesaggio sono state rese adatte alla coltivazione della vite (*4). Uno sforzo immane che ha senza dubbio dato i suoi frutti, dal momento che in questa zona il Glera trova il suo habitat ideale (*5).


Asolo DOCG. Asolo DOCG.

Asolo DOCG

Le colline di Asolo e del Montello, poco distanti dal complesso delle Dolomiti, sono la patria del Prosecco di Asolo DOCG. Si tratta di rilievi la cui altitudine varia tra i 100 e i 450 metri sul livello del mare. L’area di produzione delle uve comprende ben 19 Comuni, situati intorno al paese di Asolo. Il terreno di questa zona dona alle piante del Glera (*5) un buon apporto di minerali, la sua pendenza permette inoltre all’acqua in eccesso di defluire. Il risultato finale è un vino elegante e delicato, caratterizzato da un buon equilibrio tra zuccheri ed acidi, un gusto morbido ed un profumo floreale e fruttato.



Note:
*1; In seguito all’adozione e al rispetto di specifici disciplinari di produzione.
*2: Maggiori informazioni sulle denominazioni DOC e DOCG sono presenti nell’articolo ad esse dedicato: ‘I vini DOC e DOCG italiani.’.
*3: Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco aveva già ottenuto la DOC nel 1969.
*4: Grazie ai terrazzamenti di cui si parla più estesamente in un altro paragrafo di quest’articolo.
*5: Il vitigno da cui nasce il Prosecco.

I paesaggi del Prosecco.

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e viti da cui nasce il Prosecco DOCG fanno spesso parte di paesaggi tanto unici da aver meritato più di un riconoscimento a livello internazionale, non ultima la recente iscrizione delle colline di Conegliano Valdobbiadene nel ‘Patrimonio dell’Umanità’. A tal proposito, è quasi inutile sottolineare che le colline asolane sono altrettanto pregevoli.
Vengono di seguito riportate alcune immagini che, più di mille parole, sono in grado di mostrare la struggente bellezza di questi luoghi:





I vitigni del Prosecco.

I vitigni del Prosecco.

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l Prosecco nasce da uno specifico vitigno a bacca bianca: il Glera (*1). Il disciplinare (*2) impone che per produrre questo vino sia utilizzato almeno l’85% delle sue uve. Per il restante 15% è possibile impiegare il frutto di altri vitigni, scelti in base al risultato gusto/olfattivo che si intende ottenere:
Perera: incrementa aroma e profumo;
Verdisio: incrementa la sapidità;
Bianchetta Trevigiana: contribuisce a ingentilire il tenore del vino;
Chardonnay, Pinot Grigio e Pinot Nero (vinificato in bianco) sono utilizzati nella produzione dello spumante (anche questi in percentuale non superiore al 15%).

Note:
*1: Il termine ‘Prosecco’ è stato a lungo utilizzato per indicare, erroneamente, sia il vino che il vitigno.
*2: Si fa riferimento ai disciplinari delle denominazioni DOC e DOCG.


La vite del Prosecco (img-21)

Come si produce il Prosecco spumante.

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l Prosecco spumante e quello frizzante sono prodotti grazie al cosiddetto ‘metodo Martinotti’, anche conosciuto col nome ‘Charmat’.
Di seguito sono illustrati i vari passaggi di questo procedimento:


Le uve del Prosecco.

Secondo il disciplinare, il Prosecco deve essere necessariamente prodotto con almeno l’85% di uve del vitigno ‘Glera’.


La 'Pressatura'.

L’uva è pressata delicatamente (‘pressatura’): ciò che si ottiene è il ‘mosto’, sostanza liquida in genere densa e torbida.


La 'decantazione'.

Il mosto viene messo a riposo in apposite vasche. Le sue componenti più pesanti decantano.


La 'fermentazione'.

La parte limpida è travasata in cilindri d’acciaio a temperatura controllata. L’aggiunta di lieviti selezionati innesca la ‘fermentazione’: lo zucchero è trasformato in alcool e anidride carbonica. Il mosto diventa vino.


La 'cuvée'.

Il ‘vino base’ così ottenuto è arricchito da altre partite di vino base che si distinguono tra loro per specifiche caratteristiche organolettiche, per provenienza e periodo della vendemmia. Nasce la cosiddetta ‘cuvée’.


La 'rifermentazione' in autoclave.

Il vino è travasato in grandi recipienti a pressione, le ‘autoclavi’. Sono quindi aggiunti altri lieviti e zucchero che innescano una seconda fermentazione, la ‘rifermentazione’.


Le bollicine.

Nel corso della rifermentazione, i lieviti sono nuovamente chiamati a trasformare lo zucchero in alcool ed anidride carbonica. Quest’ultima, trattenuta dalla pressione, rimane ‘imprigionata’ nel vino, donandogli le caratteristiche ‘bollicine’.


Imbottigliamento e commercializzazione.

Il processo di spumantizzazione può durare da un minimo 30 fino a 90 giorni. Lo spumante è quindi pronto all’imbottigliamento. Dovranno trascorrere altri quaranta giorni circa perchè sia commercializzato.


Le tipologie del Prosecco.

Il Prosecco viene commercializzato in tre differenti tipologie:

Prosecco ‘tranquillo’.
E’ il prosecco ‘storico’, in quanto era l’unico ad essere diffuso prima dell’avvento del metodo di spumantizzazione Martinotti (o Charmat). L’aggettivo ‘tranquillo’ (o ‘fermo’), indica appunto la mancanza di bollicine.
Colore: Giallo paglierino.
Profumi: sentori fruttati (mela, pera, mandorla) e floreali (fiori d’acacia).
Titolo alcolometrico minimo: 10.5% vol.
Temperatura di servizio: 8°/10° C

Prosecco ‘frizzante’.
Il Prosecco 'frizzante'. Questa tipologia di Prosecco viene prodotta in autoclave (metodo Martinotti / Charmat) impiegando una sovrapressione inferiore a quella utilizzata per lo spumante. Ciò si traduce in una minore presenza di anidride carbonica al suo interno (vale a dire ‘meno bollicine’) e quindi in un perlage lieve e meno persistente.
Colore: Giallo paglierino, a volte arricchito da riflessi verdognoli.
Profumi: sentori fruttati (mela, pesca, pera) e floreali (fiori bianchi primaverili).
Titolo alcolometrico minimo: 9% vol.
Temperatura di servizio: 8°/10° C

Prosecco ‘spumante’.
Il Prosecco spumante. E’ senza dubbio la tipologia più conosciuta e diffusa a livello internazionale. Lo spumante viene tradizionalmente prodotto in autoclave, grazie al metodo Martinotti / Charmat.
Colore: Giallo paglierino.
Titolo alcolometrico minimo: 11% vol.

Il prosecco spumante si distingue a sua volta in tre differenti tipologie, che si differenziano tra loro in base al residuo zuccherino:
BRUT:
Residuo zuccherino: 0 / 12 g/l
Profumi: Sentore d’agrumi con note vegetali. Crosta di pane.
Temperatura di servizio: 6°/8° C
EXTRA DRY
Residuo zuccherino: 12 / 17 g/l
Profumi: Frutta (mela, pera, agrumi). Note floreali.
Temperatura di servizio: 6°/8° C
DRY
Residuo zuccherino: 17 / 32 g/l
Profumi: Frutta (mela verde, pesca).
Temperatura di servizio: 6° C

Il successo del Prosecco.

Il successo del Prosecco.

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l grande successo a livello internazionale del Prosecco è iniziato a partire dagli anni ’90 del secolo scorso. Tra il 2013 ed il 2014 è avvenuto il fatidico sorpasso nei confronti dello Champagne in termini di bottiglie vendute. Non è dunque un caso che, ancora oggi, la tipologia più apprezzata sia lo spumante.
Il Prosecco muove un enorme giro di affari che vede coinvolte centinaia di cantine e migliaia di coltivatori, sparsi in nove province tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
A parte l’Italia, i mercati di riferimento per le esportazioni sono il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Germania. E’ curioso constatare che la nazione in cui si assiste al maggior incremento in termini di consumo sia la Francia. Il successo di questo vino va in gran parte imputato al suo incredibile rapporto qualità / prezzo, una caratteristica che rende il suo primato molto difficile da battere.

Rive e Cartizze, il ‘meglio del meglio’.

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e il Prosecco che nasce nella zona di Asolo e in quella di Conegliano Valdobbiadene rappresenta quanto di meglio possa esprimere questa tipologia di vino, esistono due particolari selezioni che, in un certo senso, possono essere considerate il ‘meglio del meglio’. Si sta parlando del ‘Rive’ e del ‘Cartizze Superiore’.

Il ‘Rive’:
La parola ‘rive’ indica i pendii più scoscesi delle colline di Conegliano Valdobbiadene: luoghi impervi, in cui lavorare è un’impresa eroica. Ma allora, perchè affaticarsi tanto nel coltivarli? La risposta è semplice: si tratta dei terreni in cui il glera è in grado di esprimersi al meglio. La particolare natura del suolo, i benefici dell’altitudine e l’esposizione invidiabile, fanno sì che questo vitigno produca uve di eccellenza, da cui nasce un vino assolutamente inimitabile (*1).
Va infine ricordato che i ‘Rive’ possono essere solo spumanti.

Il Cartizze:
Non c’è dubbio che il ‘Prosecco Superiore di Cartizze’ sia molto speciale. Le sue uve nascono in un’area dalle dimensioni estremamente ridotte: poco più di 100 ettari nei pressi del Comune di Valdobbiadene. Terreni difficili, situati sui versanti più scoscesi delle colline di Santo Stefano, Saccol e San Pietro di Barbozza, resi unici da un microclima particolarmente adatto alla vite e da un suolo che, nel lontano passato, faceva parte del fondale marino. Il risultato finale è uno spumante di eccellenza, le cui doti sono riconosciute da estimatori di tutto il mondo.

Nota:
*1: Non a caso, un Prosecco ‘Rive’, per poter essere definito tale, deve essere conforme a regole molto più stringenti rispetto a un ‘normale’ Prosecco Superiore. Regole quali la raccolta, che va eseguita rigorosamente a mano, i quantitativi massimi di produzione e la precisa indicazione della località di origine.


La strada del Prosecco.

Il Prosecco e lo Champagne.

Signorina a cavallo di un tappo di champagne (img-03)

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onostante molti pensino che l’italianissimo Prosecco e lo Champagne francese siano in competizione tra loro, ciò non risponde al vero, in quanto si tratta di due vini completamente diversi, ognuno dei quali con le proprie specifiche caratteristiche. Lo Champagne, ad esempio, è in genere più complesso del Prosecco, mentre quest’ultimo trova proprio nella semplicità il suo massimo pregio. Va inoltre ricordato che non di rado lo Champagne è più costoso: il motivo risiede principalmente nella maggiore complessità della sua produzione e negli anni che sono spesso necessari alla sua completa maturazione. Ciò porta a un consumo più oculato, che lo rende il vino delle grandi occasioni. Il Prosecco nasce invece in tempi assai più brevi ed è più adatto ad essere degustato con frequenza, magari come piacevole aperitivo.

Ed or ora immolarmi voglio il becco ...

Le colline di Conegliano Valdobbiadene patrimonio dell’UNESCO.

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el Luglio del 2019 i 21 stati che compongono il Comitato Unesco hanno deciso unanimamente di nominare la zona compresa tra i comuni italiani di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di un territorio di 97 chilometri quadrati, in cui cultura e paesaggio trovano un felice connubio. Un vero tesoro, fortemente caratterizzato dalla presenza di interminabili filari che, come un prezioso diadema, circondano i ripidi pendii delle colline. Non a caso, è proprio da questi filari che nasce uno dei vini più rinomati al mondo: il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

La strada del Prosecco.

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a ‘strada del Prosecco’, il più antico itinerario enologico italiano, nasce nel 1966 e si sviluppa nel tempo fino a raggiungere gli attuali 120 chilometri. E’ composto da una serie di percorsi che attraversano la zona collinare attorno ai paesi di Valdobbiadene e Conegliano, offrendo scorci estremamente suggestivi. Luoghi incantati, in cui il mondo del vino incontra la storia e la cultura. Splendidi vigneti sono impreziositi da antichi eremi, borghi medioevali, ville e castelli. Anche il gusto ha la sua parte, grazie a ristoranti in cui è possibile assaggiare le specialità più tipiche della zona.

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La prima Scuola Enologica Italiana.

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orse non tutti sanno che il paese di Conegliano ospita l’Istituto Cerletti, vale a dire la prima scuola enologica italiana, fondata nel 1876. Il ‘Cerletti’ ha una grande importanza nella storia del Prosecco in quanto gli si deve l’elaborazione di un particolare tipo di impiego del metodo ‘Martinotti’ (o ‘Charmat’) per la produzione di questo vino.

Musica per il Prosecco.

Una breve selezione di musica barocca per accompagnare la lettura di quest’articolo:

Nota: registrarsi a Spotify così da poter ascoltare i brani per intero.

Le ‘terrazze’ del Prosecco Superiore DOCG.

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l Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG deve molto in termini qualitativi alla morfologia del territorio in cui crescono le sue viti: un territorio collinare, caratterizzato da versanti spesso molto ripidi che, pur offrendo suoli ben esposti e drenati, sono oggettivamente difficili da lavorare. Per ovviare almeno in parte a questo problema, nel corso dei secoli la gente del luogo ha modificato questi pendii grazie all’impiego di un particolare tipo di terrazzamento, il ‘ciglione’, che si distingue per l’uso di terra inerbita al posto dei classici muretti contenitivi in pietra. Inutile dire che questa scelta, oltre a rendere possibile la coltivazione (*1), ha contribuito alla nascita di un paesaggio mozzafiato, unico al mondo.

Nota:
*1: Coltivazione che non di rado rimane molto difficile, tanto da essere definita ‘eroica’, in virtù dell’estremo impegno richiesto ai contadini.

Prosecco nello ‘Spritz’.

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l Prosecco è un vino estremamente versatile. Non stupisce quindi che venga utilizzato per preparare numerosi tipi di cocktail, tra i quali il celebre ‘Spritz’, i cui ingredienti sono:
Prosecco;
Aperol / Campari;
Soda / seltz;

Il Prosecco e la ‘Cité des Civilisations du Vin’.

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el 2016 il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG è diventato partner di una delle più celebri istituzioni culturali dedicate al mondo del vino: la ‘Cité des Civilisations du Vin’ di Bordeaux.

Cartizze: le origini del nome.

Cartizze: le origini del nome.

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ifficile stabilire con certezza le origini del nome ‘Cartizze’, le ipotesi in merito sono numerose: tra le più probabili, quella che lo fa risalire a ‘gardizze’, termine utilizzato dagli abitanti di Valdobbiadene per indicare i graticci usati nell’appassimento dell’uva. Secondo un’altra ipotesi il nome potrebbe derivare da quello di un fiore, il cardo (‘cardus’).

Il Prosecco piemontese.

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n’interessante curiosità: nonostante parlare di un ‘Prosecco piemontese’ possa sembrare in contraddizione con quanto stabilito nel disciplinare del Prosecco DOC, che individua le zone di produzione nelle sole regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, va anche detto che lo stesso disciplinare ammette alcune, rare eccezioni. Si tratta di quei luoghi in cui la lavorazione di questo vino fa parte di una tradizione consolidata nel tempo. Luoghi come, appunto, il Piemonte. Occorre comunque sottolineare che le uve impiegate debbano necessariamente provenire dalle regioni appena citate.

Tentativi di imitazione.

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ome gran parte dei prodotti enogastronomici più famosi nel mondo, anche il Prosecco nel tempo ha subito diversi tentativi di imitazione. Le normative europee hanno posto freno ad alcuni, come nel caso del ‘Prošek’ croato al quale, pur essendo una tipologia di vino differente, nel 2013 è stato imposto di cambiar nome. Fuori dall’Europa le direttive comunitarie, almeno per il momento, non hanno effetto. Si assiste quindi al grande successo del ‘Espumante Garibaldi Prosecco’ in Brasile e del ‘Vintage Pucino Prosecco’ in Australia.

Prosecco ed ambiente.

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al 2011 il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG segue i dettami di un protocollo, il Protocollo Vinicolo, che raccoglie pratiche ispirate alla sostenibilità ambientale. L’obiettivo è adottare nel tempo forme di agricoltura sempre meno invasive, ad esempio evitando l’uso di molecole eccessivamente impattanti nelle coltivazioni.

I Consorzi del Prosecco DOCG.

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uest’articolo è nato anche grazie alla preziosa collaborazione di entrambi i Consorzi del Prosecco DOCG. Qui di seguito vengono elencati i rispettivi contatti.

Consorzio del Conegnalo Valdobbiadene Prosecco DOCG (img-13)

Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco
Sito ufficiale: www.prosecco.it
Mail: info@prosecco.it
Tel.: +39 0438 83028

Consorzio del Conegnalo Valdobbiadene Prosecco DOCG (img-20)

Consorzio Vini Asolo Montello
Sito ufficiale: www.asolomontello.it
Mail: info@asolomontello.it
Tel.: +39 331 5730216




Le immagini che riportano il logo ‘webfoodculture’ sono protette da copyright.

Le seguenti immagini sono di pubblico dominio:

img-01 (*) – Pagina della ‘Naturalis historia’, edizione pubblicata a Venezia, 1469 (Wikipedia Link) {PD-Art} {PD-US}
img-02 (**) – Livia Drusilla, Fould Collection, foto di Marie-Lan Nguyen (Wikipedia Link) {PD-Art} {PD-US}
img-03 (*) – Grape-Shot, Lordprice Collection, 1915 (Wikipedia Link) {PD-Art} {PD-US}
img-04 (*) – Typus Orbis Terrarum, Ortelius Abraham, 1587 (Wikipedia Link) {PD-Art} {PD-US}

La seguente immagine ha licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported:

img-05 (**) – Copertina dell’opera ‘Il Roccolo Ditirambo’, 1754, immagine appartenente a Sinf1226 (Wikipedia Link)
img-06 (**) – Scuola enologica di Conegliano, faciata edificio Ist. Cerletti, immagine di Polarstar (Wikipedia Link)

Immagini pubblicate per gentile concessione del Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco:

Cliccare qui per l'elenco.

img-07 – La strada del Prosecco, percorso;
img-08 – ‘Cité des Civilisations du Vin’, Bordeaux;
img-09 – I paesaggi del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG 01;
img-10 – I paesaggi del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG 02;
img-11 – I paesaggi del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG 03;
img-12 – I paesaggi del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG 04;
img-13 – Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG – Logo;
img-14 – Territorio di Conegliano / Valdobbiadene, veduta;

Immagini pubblicate per gentile concessione del Consorzio Vini Asolo Montello:

Cliccare qui per l'elenco.

img-15 – I paesaggi dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG 01;
img-16 – I paesaggi dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG 02;
img-17 – I paesaggi dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG 03;
img-18 – I paesaggi dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG 04;
img-19 – Calice di Prosecco;
img-20 – Consorzio Vini Asolo Montello – Logo;
img-21 – La vite del Prosecco;

(*) Questa immagine è di pubblico dominio in quanto il suo copyright è scaduto.
(**) Immagine dichiarata di pubblico dominio dall’autore.